Malindi deve la sua esistenza agli arabi che sbarcarono sulla costa del Kenya all'inizio del secondo millennio.
Gli anni che vanno dal 1300 al 1500 rappresentano il suo periodo più florido, con un'economia impostata sul commercio, sulla pesca e sull'agricoltura. Insieme a Mombasa era una delle città più ricche della costa est dell'Africa.
Già a quei tempi la popolazione di Malindi comprendeva diverse etnie: gli arabi che erano anche la classe dirigente, gli africani e gli indiani.
La città di allora, di cui attualmente non rimane nulla o quasi, era protetta da mura che ne circondavano il perimetro. Il commercio, controllato dagli orientali, si basava principalmente sull'esportazione di avorio in diverse città dell'oceano indiano. Gli africani si dedicavano alla pesca e all'agricoltura, sfruttando le ricche piantagioni di canna da zucchero e agrumi di cui abbondava la periferia della città.
Alla fine del 15° secolo i portoghesi sbarcarono sulle coste del Kenya: Vasco da Gama, che rimane una pietra miliare nella storia di Malindi, fu il loro precursore.
Erano passati pochi anni dalla scoperta dell'America e i ricchi commercianti arabi della costa orientale dell'Africa non vedevano di buon occhio l'arrivo della concorrenza, ma mentre tutti rifiutarono ospitalità ai portoghesi lo sceicco di Malindi lo accolse a braccia aperte.
A ricordo di quella accoglienza venne costruito il Vasco da Gama Pilar, un pilastro sormontato da una croce fatto erigere come riferimento per i naviganti. La croce è di originale pietra di Lisbona, mentre il pilastro è di corallo locale. Fu l'inizio della fine.
L'arrivo degli europei coincise con l'inizio della tratta degli schiavi, con il saccheggio della città e con il conseguente declino di Malindi, che in quegli anni conosce il periodo più buio della sua storia. Le tribu locali e la pressione degli arabi, in evidente conflitto con gli invasori, costrinsero i portoghesi ad abbandonare la costa nel corso del 1700.
In seguito, nel 1861, fu il sultano di Zanzibar Majir a dare un nuovo impulso alla città: i rapporti commerciali ripresero vigore, il porto fu rimesso a nuovo e le piantagioni ricominciarono a produrre frutta e verdura. In questi anni si registra anche il primo boom demografico, che vede la popolazione di Malindi salire a 4500 persone.
All'inizio del secolo scorso, durante il dominio coloniale, su Malindi si abbattono periodi di grave siccità alternati da forti innondazioni: l'agricoltura ne risente parecchio e la produzione cala vistosamente. Nel 1930, anche a causa del porto che dal 1861 non viene ristrutturato, le esportazioni si abbassano più del 50%.
Ma gli anni '30 sono anche il periodo in cui a Malindi comincia a svilupparsi il pilastro che sorregge ancora oggi l'economia della città: il turismo. I coloni britannici, sempre più numerosi, affollano la città perchè considerata ideale per la pesca d'altura, e ne scoprono il fascino e la magia del clima straordiario.
Nel 1932 sorge il primo hotel: Brady's Palm Beach, nel '34 il secondo, ancora oggi molto frequentato: il Lawford's Hotel.
Durante la Seconda Guerra Mondiale i turisti vennero soppiantati dai soldati e l'economia affrontò un periodo di stallo, ma non durò molto: alla fine del conflitto le spiagge di Malindi erano di nuovo la meta preferita dei coloni e cominciavano ad attirare anche gli europei residenti nel vecchio continente.
Nel 1944 furono costruiti ancora due hotel sulla spiaggia: il Malindi Hotel (poi rinominato Sindbad Hotel) e l'Eden Roc.
Quando il Kenya ottenne l'indipendenza dal Regno Unito (nel 1963) molti coloni abbandonarono le terre sugli altipiani per stabilirsi sulla costa. Nei dintorni di Malindi, sulle spiagge a nord e a sud del centro, si svilupparono così diversi quartieri residenziali formati da bellissime ville con vista sul mare.
Il turismo continuava la sua crescita, e sotto la pressione dei nuovi residenti le strade vennero riqualificate e i servizi furono migliorati. In questi anni la popolazione di Malindi sale quasi a 6000 persone, la maggioranza sono europei.
Gli italiani cominciano a scoprire Malindi all'inizio degli anni '80: costruirono dapprima case private poi alberghi, ristoranti e negozi. Negli anni '90 con lo scoppio del caso "tangentopoli" molti italiani indagati scapparono qui: forti del denaro rubato e dell'assenza dell'estradizione fondarono a Malindi i loro piccoli grandi imperi.
In fondo negli ultimi 100 anni la città non è poi cambiata tanto: vecchie case caratteristiche, negozietti di antiquariato locale, belle spiagge, gente amichevole e coloni bianchi. Al giorno d'oggi Malindi conta più di 40000 abitanti: arabi, indiani, africani ed europei convivono in una città che si rivela come una delle più cosmopolite dell'Africa.
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